Dental drill and light

Endodonzia


Ogni devitalizzazione deve essere eseguita impiegando la diga, il rilevatore e prevedere due radiografie una pre ed una post terapia.

IL NOSTRO DISCIPLINARE IN ENDODONZIA

Abbiamo scelto di dotarci di un disciplinare che includa gli elementi basilari, indispensabili (a nostro avviso) per erogare prestazioni corrette, ma sicuramente implementabile per poter aspirare all’eccellenza. In endodonzia, seguendo la sequenza diagnostico-terapeutica, abbiamo inserito i seguenti elementi da noi considerati irrinunciabili.

devitalizzazione

Radiografia preoperatoria:

  • Nell’ambito della visita, in presenza di un sospetto problema endodontico la riteniamo un elemento essenziale: ci consente sovente di individuare con ragionevole certezza l’origine del problema, la sua gravità e la presenza di complicanze anatomiche (riassorbimenti, lesioni periapicali, calcificazioni) e di complicanze iatrogene (strumenti rotti, false strade, perforazioni…).
  • Da questi fattori riusciamo già a farci un’idea della complessità del trattamento e della prognosi dell’elemento dentario da trattare. Già con questo esame potremmo decidere che il dente in esame non è recuperabile e così proporre al paziente una alternativa terapeutica più predicibile.
  • In fase operativa ci fornisce le caratteristiche della camera pulpare (ampia, piccola, calcificata, con pulpoliti…), la lunghezza ipotetica del canale, la sua forma (ampio, stretto, calcificato, curvo, sdoppiato…).
  • Durante la terapia può, inoltre, essere necessario effettuare una o più radiografie intraoperatorie, sia con gli strumenti endodontici che con la prova dei coni/carrier.

Uso della diga di gomma

  • Noi riteniamo che senza diga risulti estremamente complesso effettuare i passaggi necessari ad effettuare una endodonzia corretta e praticata in sicurezza per il paziente.
  • Riuscire a sagomare un canale con tutti gli strumenti necessari senza mai rischiare che qualcosa possa venir ingerito (o, peggio, aspirato) e, soprattutto, detergere con gli irriganti per tutto il tempo necessario e poi sigillare il sistema dei canali radicolari senza che vi siano contaminazioni dell’endodonto, in mancanza della diga diventa un’impresa sicuramente poco predicibile.
  • Occorre anche considerare come un elemento che non consenta il posizionamento della diga (magari attraverso un pretrattamento e/o un allungamento di corona clinica) è comunque un dente difficile da recuperare anche protesicamente (mancanza di effetto ferula) per cui non possiamo prospettare al paziente una ragionevole durata del restauro effettuato.

Rilevatore Apicale elettronico

  • Numerose ricerche hanno dimostrato l’importanza si sagomare, detergere e sigillare il canale in tutta la sua lunghezza per avere una elevata percentuale di successi clinici.
  • La radiografia non è sufficiente a darci le corrette lunghezze dei canali, poiché è una rappresentazione a 2 dimensioni di una realtà che è tridimensionale; inoltre ci sono situazioni anatomiche nelle quali il canale sfocia in una posizione radiograficamente più “corta” (vestibolarmente o lingualmente) ma che nella realtà è quella “giusta”. Diversi autori hanno indagato questa possibilità, trovando che i casi in cui l’anatomia “giusta” non è visibile con la radiografia sono dall’ 8 al 18 % (quindi sono piuttosto frequenti). I riferimenti sono visibili sul sito del Dr. Castellucci http://www.endocastellucci.it/ nella sezione education.
  • I moderni localizzatori sono invece molto precisi e, quando non riescono a funzionare (ad esempio per la presenza di ampi restauri metallici sull’elemento in cura), danno errori macroscopici che ci consentono di prendere adeguate contromisure.

Sigillo con materiale stabile nel tempo

  • Una terapia endodontica predicibile deve concludersi con una chiusura del sistema dei canali radicolari che assicuri un sigillo stabile nel tempo.
  • Le varie “paste” o cementi endodontici, oltre a non garantire il corretto posizionamento nell’occupare l’intero lume canalare, tendono a riassorbirsi nel tempo, favorendo così una ricolonizzazione batterica che ha spesso come conseguenza una lesione periapicale.
  • Posizionare un materiale stabile come la guttaperca, possibilmente compattato tridimensionalmente, rende la terapia più predicibile.

Radiografia finale di controllo

  • A terapia ultimata è necessario verificare che le nostre procedure abbiano dato il risultato che ci prefiggevamo all’inizio.
  • Anche un operatore esperto può talvolta incontrare un inconveniente che ha per conseguente una sigillatura radicolare incongrua.
  • Andare a finalizzare una ricostruzione post-endodontica o, addirittura, un restauro protesico senza aver verificato l’esito della terapia è quantomeno imprudente.

Posizionare un sigillo stabile entro 15 giorni dalla fine della terapia endodontica

  • Una volta sigillato correttamente il sistema dei canali radicolari è importante creare un sigillo coronale stabile (restauro adesivo, perno moncone, amalgama… ma non paste provvisorie) al fine di impedire una reinfezione batterica dell’endodonto.
  • Esistono ricerche che dimostrano un tasso di insuccesso maggiore in presenza di endodonzia corretta e restauro coronale incongruo rispetto alla situazione opposta (endodonzia non ideale ma buon sigillo coronale).
  • Quindi dare l’appuntamento per la ricostruzione post-endodontica a più di 15 giorni, senza aver creato un sigillo camerale stabile (ad esempio posizionando in cavità del composito o del cemento vetroionomerico) espone la terapia endodontica a maggior rischio di insuccesso.

L’associato è tenuto a far firmare e conservare il consenso con le principali caratteristiche dell’intervento riassunte nel documento scritto scaricabile qui:

Consenso Conservativa e Endodonzia